The Winds of Winter – Aeron

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Il Dimenticato (The Forsaken)

***

Era sempre mezzanotte nel ventre della bestia.
I muti gli avevano portato via la veste, le scarpe e il perizoma. Indossava capelli, catene e croste. Acqua salata sciabordava sulle sue gambe ogni volta che la marea penetrava, salendo su fino ai suoi suoi genitali per poi rifluire di nuovo quando la marea calava. I suoi piedi erano diventati enormi, molli e gonfi, due cose informi grandi come prosciutti. Sapeva di trovarsi in una qualche prigione, ma non dove, o da quanto tempo.

C’era stata un’altra prigione prima di quella. Da qualche parte tra di esse, c’era stata la nave, la Silenzio. La notte in cui lo avevano trasferito, aveva visto la luna galleggiare su un mare di vino nero con un volto ghignante che gli aveva ricordato Euron.
I ratti s’aggiravano nel buio, nuotando nell’acqua. Lo avrebbero morso mentre dormiva finché non si fosse svegliato e li avesse cacciati con grida e colpi. Sulla barba e sul cuoio capelluto di Aeron strisciavano pidocchi, pulci e vermi. Poteva sentirli muoversi tra i suoi capelli, e le punture gli prudevano in una maniera insopportabile. Le sue catene erano così corte che non arrivava a grattarsi. I ferri che lo legavano al muro erano vecchi e arrugginiti, e i ceppi gli avevano tagliato i polsi. Quando la marea si precipitò a baciarlo, il sale gli penetrò nelle ferite e lo fece boccheggiare.
Quando si fosse addormentato, il buio si sarebbe sollevato e lo avrebbe inghiottito e poi sarebbe arrivato il sogno… e Urri, e l’urlo di un cardine arrugginito.

L’unica luce nel suo mondo bagnato proveniva dalle lanterne che i visitatori portavano con loro, e giungeva così di rado che aveva iniziato a fargli male agli occhi. Un uomo senza nome dalla faccia dura gli portò il cibo, carne salata dura come assi di legno, pane infestato di tonchi, pesce viscido e puzzolente. Aeron lo mandò giù e sperò di averne ancora, anche se il più delle volte vomitava il pasto subito dopo. L’uomo che gli portava il cibo era scuro, cupo, muto. La sua lingua era andata, Aeron non aveva il minimo dubbio.

Era così che faceva Euron. La luce lo avrebbe lasciato quando il muto avesse portato a termine il suo compito, e ancora una volta il suo mondo sarebbe diventato un buio umido che odorava di sporcizia, muffa ed escrementi. A volte, veniva Euron in persona. Aeron si sarebbe svegliato dal sonno per trovare suo fratello che torreggiava su di lui, lanterna in mano. Una volta, a bordo della Silenzio, aveva appeso la lanterna a un palo e versato vino nelle coppe.
“Bevi con me, fratello,” aveva detto. Quella sera indossava una maglia di scaglie di ferro e un mantello di seta rosso sangue. La sua benda sull’occhio era in pelle rossa, le sue labbra blu.
“Perché sono qui?” aveva gracchiato Aeron. Le sue labbra erano ricoperte di croste, la sua voce dura. “Dove stiamo navigando?”
“A sud – verso conquista, saccheggio, draghi”.
Follia. “Il mio posto è sulle Isole.”

“Il tuo posto è dove voglio. Io sono il tuo re “.

“Cosa vuoi da me?”

“Cosa mi puoi offrire che non abbia già avuto?” Euron aveva sorriso. “Ho lasciato le isole nelle mani del vecchio Erik il Distruttore di Incudini, e suggellato la sua fedeltà con la mano della nostra dolce Asha. Non voglio che tu predichi contro la sua autorità, perciò ti ho portato con noi “.

“Liberami. Il Dio te lo comanda “.
“Bevi con me. Te lo comanda il tuo re “.

Euron aveva afferrato una manciata dei neri capelli aggrovigliati del sacerdote, gli aveva tirato indietro la testa e sollevato la coppa di vino alle labbra. Ma ciò che era scorso nella sua bocca non era vino. Era denso e viscoso, con un gusto che sembrava cambiare ad ogni sorso. Ora amaro, ora aspro, ora dolce. Quando Aeron aveva provato a sputarlo, suo fratello aveva serrato la presa e gliene aveva buttato a forza ancor di più nella gola.

“Ecco, sacerdote. Manda giù. Il vino degli stregoni, più dolce della tua acqua di mare, con più verità in esso che tutti gli dèi della terra “.

“Io ti maledico,” aveva detto Aeron, quando la coppa fu vuota. Il liquore gli gocciolava giù dal mento nella lunga barba nera.
“Se avessi la lingua di ogni uomo che mi ha maledetto, potrei farne un mantello.”

Aeron s’era raschiato la gola e aveva sputato. La saliva aveva colpito la guancia di suo fratello ed era rimasta lì, blu-nera, scintillante. Euron se l’era spazzata via dal viso con l’indice, poi si era leccato il dito.

“Il tuo Dio verrà per te stasera. Un qualche Dio, almeno. “

E quando Capelli Bagnati s’era addormentato, penzolante dalle sue catene, aveva sentito lo scricchiolio di un cardine arrugginito.

“Urri!» aveva urlato. Non c’era nessun cardine lì, nessuna porta, nessun Urri. Suo fratello Urrigon era morto da tempo, eppure eccolo lì. Un braccio era nero e gonfio, puzzolente di vermi, ma era proprio Urri, ancora un ragazzo, non più vecchio del giorno in cui era morto.

“Sai cosa aspetta sotto il mare, fratello?”

“Il Dio Annegato,” aveva risposto Aeron, “le Sale d’Acqua.”

Urri aveva scosso il capo. “I vermi… i vermi ti aspettano, Aeron.”

Quando aveva riso il suo volto era scorso via e il sacerdote aveva visto che non era Urri ma Euron, l’occhio sorridente nascosto. Mostrava al mondo il suo occhio di sangue ora, oscuro e terribile. Era rivestito dalla testa ai piedi di scaglie nere come onice, seduto su un cumulo di teschi anneriti mentre dei nani gli saltellavano attorno ai piedi e una foresta bruciava dietro di lui.
“La stella che sanguina annuncia la fine”, aveva detto a Aeron. “Questi sono gli ultimi giorni, quando il mondo sarà spezzato e rifatto. Un nuovo Dio nascerà dalle tombe e dagli ossari”.
Poi Euron aveva sollevato un grande corno alle labbra e aveva soffiato, e draghi e kraken e sfingi erano venuti al suo comando e s’erano inchinati davanti a lui. “Inginocchiati, fratello”, aveva ordinato Occhio di Corvo. “Io sono il tuo re, io sono il tuo Dio. Adorami, e farò di te il mio sacerdote “.

“Mai. Nessun uomo senza Dio può sedersi sul Trono del Mare! “

“Perché dovrei volere quella dura roccia nera? Fratello, guarda bene e osserva dove sono seduto”.

Aeron Capelli Bagnati aveva osservato. Il cumulo di teschi era scomparso. Ora c’era metallo sotto Occhio di Corvo: un maestoso, enorme, contorto trono di lame di ferro taglienti come rasoi, punte ricurve e lame e spade spezzate, grondante sangue.

Impalati sulle punte più lunghe c’erano i corpi degli dèi. C’erano la Fanciulla, e il Padre e la Madre, il Guerriero e la Vecchia e il Fabbro… anche lo Sconosciuto. Penzolavano fianco a fianco con ogni sorta di strani dèi stranieri: il Grande Pastore e la Capra Nera, Trios dalle tre teste e il Bambino Pallido Bakkalon, il Signore della Luce e il Dio farfalla di Naath.

E lì, gonfio e verde, mezzo divorato dai granchi, il Dio Annegato marciva assieme agli altri, l’acqua di mare ancora gocciolante dai suoi capelli. Poi, Euron Occhio di Corvo aveva riso di nuovo, e il sacerdote s’era svegliato urlando nelle viscere della Silenzio, col piscio che gli scorreva giù per la gamba. Era stato solo un sogno, una visione generata da quel disgustoso vino nero.

L’Acclamazione di Re era l’ultima cosa che Capelli Bagnati ricordava chiaramente. Mentre i capitani sollevavano Euron sulle loro spalle per salutarlo come loro re, il sacerdote era sgusciato via a cercare il loro fratello, Victarion.

“Le blasfemie di Euron attireranno l’ira del Dio Annegato su noi tutti”, aveva avvertito.

Ma Victarion aveva insistito ostinatamente che il Dio aveva innalzato il loro fratello e il Dio lo doveva abbattere.
Non agirà, s’era reso conto allora il sacerdote. Devo farlo io.
L’Acclamazione di Re aveva scelto Euron Occhio di Corvo, ma l’Acclamazione di Re era fatta da uomini, e gli uomini erano esseri deboli e sciocchi, troppo facilmente influenzabili dall’oro e dalla menzogna.
Li ho convocati là, dinanzi alle ossa di Nagga nella Sala del Re Grigio. Li ho riuniti tutti insieme per scegliere un re giusto, ma nella loro ebbra follia, hanno peccato. Toccava a lui disfare ciò che avevano fatto.

“I capitani e i re hanno innalzato Euron, ma la gente comune lo farà cadere”, aveva promesso a Victarion. “Andrò a Grande Wyk, ad Harlow, a Orkmont e persino a Pyke. Ogni città e villaggio dovrà ascoltare le mie parole. Nessun uomo senza Dio può sedersi sul Trono del Mare! “

Separatosi da suo fratello, aveva cercato conforto nel mare. Alcuni dei suoi Uomini Annegati avevano accennato a seguirlo, ma Aeron li aveva mandati via con poche parole taglienti. Non voleva altra compagnia che Dio.

Là dove le navi lunghe erano state tirate in secca lungo la costa rocciosa, aveva trovato una nera onda salata che s’infrangeva in candida spuma abbattendosi con un ringhio contro una roccia, semisepolta nella sabbia. L’acqua era gelida nel momento in cui era entrato, ma Aeron non s’era ritratto dalla carezza del suo Dio. Le onde s’erano abbattute contro il suo petto, una dopo l’altra, facendolo barcollare, ma lui s’era spinto più avanti, sempre più a fondo fino a quando le acque non s’erano infrante sopra la sua testa. Il sapore del sale sulle labbra era più dolce di qualsiasi vino.

Mescolato con il rombo lontano delle canzoni e della festa che veniva dalla spiaggia, aveva sentito il debole cigolio delle navi lunghe che s’assestavano sulla battigia. Aveva sentito ora lo scittio, ora il lamento del vento. Aveva sentito il battito delle onde, il martello del suo Dio che lo chiamava a lottare. E lì per lì, il Dio Abissale era venuto da lui ancora una volta, la sua voce che scaturiva dalle profondità del mare.

“Aeron, mio servo buono e fedele, devi dire agli Uomini di Ferro che Occhio di Corvo non è il vero re, che il Trono del Mare appartiene di diritto a… a… a…”

Non a Victarion. Victarion si era proposto ai capitani e ai re, ma lo avevano respinto.

Non ad Asha. Nel suo cuore, Aeron aveva sempre amato Asha più di tutti gli altri figli di suo fratello Balon. Il Dio Annegato l’aveva benedetta con lo spirito d’un guerriero e la saggezza d’un re, ma l’aveva anche maledetta col corpo di una donna. Nessuna donna aveva mai governato le Isole di Ferro. Non avrebbe mai dovuto rivendicare quel diritto. Avrebbe dovuto sostenere Victarion, unire le sue forze alle sue.
Non era troppo tardi, aveva deciso Aeron mentre rabbrividiva nel mare. Se Victarion avesse preso in moglie Asha, avrebbero potuto ancora governare insieme, re e regina. Nei tempi antichi, ogni isola aveva il suo Re del Sale e il suo Re della Roccia. Che si torni alla Vecchio Via.

Aeron Capelli Bagnati s’era fatto strada fino a riva, colmo di feroce determinazione. Avrebbe abbattuto Euron, non con la spada o con un’ascia, ma con la forza della sua fede. Camminando con passo leggero tra le pietre, i capelli neri e umidi appiccicati sulla fronte e sulle guance, s’era fermato un momento per tirarseli via dagli occhi.

Ed era stato allora che lo avevano preso, i muti che lo avevano sorvegliato, atteso, seguito tra la battigia e gli spruzzi. Una mano gli era calata sulla bocca e qualcosa di duro s’era abbattuto contro la parte posteriore del suo cranio. La volta successiva in cui aveva aperto gli occhi, Capelli Bagnati s’era trovato incatenato nel buio.
Poi erano venuti la febbre e il sapore del sangue in bocca, mentre si contorceva nelle catene, nel profondo delle viscere della Silenzio. Un uomo più debole avrebbe pianto, ma Aeron Capelli Bagnati aveva pregato, nella veglia, nel sonno, persino nei suoi sogni febbricitanti.
Il mio Dio mi sta mettendo alla prova. Devo essere forte, devo essere fedele.

Una volta, nella prigione prima di quella, una donna gli aveva portato il cibo al posto del muto di Euron. Una ragazza giovane, formosa e bella. Era agghindata nei fronzoli di una signora delle Terre Verdi. Alla luce della lanterna, era la cosa più bella che Aeron avesse mai visto.

“Donna,” le aveva detto, “Io sono un uomo di Dio. Te lo ordino, liberami”.

“Oh, non posso farlo”, aveva risposto lei. “Ho del cibo per voi. Porridge e miele “. S’era seduta accanto a lui su uno sgabello e l’aveva imboccato.

“Che posto è questo?” Le aveva chiesto tra una cucchiaiata e l’altra.

“Il castello del Lord mio padre a Scudo di Quercia.” Le Isole Scudo, a mille leghe da casa.

“E tu chi sei, bambina?»
“Falia, Flowers, figlia naturale di Lord Hewett. Diventerò la moglie di sale di Re Euron. Voi ed io diventeremo parenti, allora. “
Aeron Capelli Bagnati aveva alzato gli occhi su di lei. Le sue labbra incrostate erano zuppe di porridge.
“Donna”. Le catene avevano tintinnato quando si era mosso. “Fuggi. Ti farà del male. Ti ucciderà. “

Lei aveva riso. “Sciocco, non lo farà. Sono la sua amata, la sua Lady. Mi fa regali, tanti regali. Sete e pellicce e gioielli. Stracci e rocce, li chiama. “

Occhio di Corvo non dà alcun valore a queste cose. Era uno dei motivi che attiravano gli uomini al suo servizio. La maggior parte dei capitani faceva la parte del leone col bottino, ma Euron non prendeva quasi nulla per sé.

“Mi dà qualsiasi abito io voglia,” s’era messa a blaterare felice la ragazza. “Le mie sorelle mi obbligavano sempre a servirle a tavola, ma Euron le ha fatte servire tutta la sala nude! Perché avrebbe dovuto farlo, se non per amor mio?” S’era posata una mano sul ventre e aveva lisciato il tessuto del suo abito.

“Voglio dargli dei figli maschi. Tanti figli maschi…”

“Lui ha dei figli maschi.”

“Bastardi e meticci, dice Euron. I miei figli verranno prima di loro, lo ha giurato, lo ha giurato sul suo Dio Annegato! “

Aeron aveva avuto voglia di piangere per lei. Lacrime di sangue, aveva pensato. “Devi portare un messaggio a mio fratello. Non a Euron, ma a Victarion, Lord Capitano della Flotta di Ferro. Sai a chi mi riferisco? “

Falia s’era seduta di nuovo accanto a lui. “Sì,” aveva detto. “Ma non posso portargli alcun messaggio. Se n’è andato.”

“Andato?” Questo era stato il colpo più crudele di tutti. “Andato dove?”

“A Oriente”, aveva detto, “con tutte le sue navi. Deve portare la Regina dei Draghi a Westeros. Io diventerò la moglie di sale di Euron, ma lui deve avere anche una moglie di roccia, una regina che governi tutta Westeros al suo fianco. Si dice che lei sia la donna più bella del mondo, e ha i draghi. Noi due saremo come sorelle! “

Aeron Capelli Bagnati quasi non l’aveva sentita. Victarion era andato, dall’altra parte del mondo o morto. Sicuramente il Dio Abissale lo stava mettendo alla prova. Quella era stata una lezione per lui. Non riporre mai la tua fiducia negli uomini. Solo la mia fede mi può salvare adesso.
Quella notte, quando la marea s’era abbattuta di nuovo nella prigione, aveva pregato che salisse per tutta la notte, abbastanza da porre fine al suo tormento.
Sono stato il tuo fedele e leale servitore, aveva pregato, torcendosi in catene. Ora strappami dalle mani di mio fratello, e portami sotto le onde, a sedermi al tuo fianco.

Ma la liberazione non era venuta. Solo i muti, per togliergli le catene e trascinarlo su per una lunga scala di pietra, dove la Silenzio galleggiava su un mare nero e gelido.

E pochi giorni dopo, mentre lo scafo oscillava preda di qualche tempesta, Occhio di Corvo era sceso di nuovo, lanterna in mano. Quella volta, nell’altra mano teneva un pugnale. “Ancora a pregare, sacerdote? Il tuo Dio ti ha dimenticato.”
“Ti sbagli.”

“Sono stato io a insegnarti a pregare, fratellino. Te ne sei dimenticato? Venivo in camera tua di notte, quando bevevo troppo. Dividevi la stanza con Urrigon su nella Torre del Mare. Ti sentivo pregare da dietro la porta. Mi sono sempre chiesto: pregavi che ti scegliessi o che passassi oltre?” Euron aveva premuto il coltello alla gola di Aeron.

“Pregami. Implorami di porre fine al tuo tormento, e lo farò “.
“Nemmeno tu oseresti,”, aveva detto Capelli Bagnati. “Io sono tuo fratello. Nessun uomo è più maledetto del Fratricida. “

“Eppure io porto una corona e tu marcisci in catene. Com’è possibile che il tuo Dio Abissale lo permetta, quando ho ucciso tre fratelli? “

Aeron aveva potuto solo rimanere a bocca aperta davanti a lui.
“Tre?”
“Beh, se si contano i fratellastri. Ti ricordi del piccolo Robin? Disgraziato. Ti ricordi quante arie si dava, quanto era fiacco? Tutto ciò che sapeva fare era miagolare e cacare. È stato il secondo. Harlon è stato il primo. Mi è bastato chiudergli il naso con due dita. Il Morbo Grigio gli aveva trasformato la bocca in pietra, così non poteva urlare. Ma i suoi occhi erano frenetici quand’è morto. Mi hanno implorato. Quando la vita li ha abbandonati, sono uscito e ho pisciato in mare, aspettando che il Dio m’abbattesse con un colpo. Non l’ha fatto. Oh, e Balon è stato il terzo, ma già lo sapevi. Non ho potuto farlo io stesso, ma è stata la mia mano a spingerlo giù dal ponte. “
Occhio di Corvo premette il pugnale in un po’ più a fondo, e Aeron sentì il sangue colargli lungo il collo. “Se il tuo Dio Abissale non mi punisce per aver ucciso tre fratelli, perché mai dovrebbe disturbarsi per il quarto? Perché sei un suo sacerdote?”
Fece un passo indietro e rinfoderò il pugnale. “No, non ti ucciderò questa sera. Un sant’uomo con sangue sacro. Potrei aver bisogno di quel sangue… più avanti. Per ora, sei condannato a vivere.”

Un sant’uomo con sangue sacro, aveva pensato Aeron quando suo fratello era risalito sul ponte.

Si prende gioco di me e si prende gioco del Dio. Fratricida. Blasfemo. Demone in pelle umana.
Quella notte aveva pregato per la morte di suo fratello.
Era stata nella seconda prigione che gli altri santi uomini avevano cominciato ad apparire per condividere i suoi tormenti.
Tre indossavano le vesti di septon delle Terre Verdi, e uno la veste rossa d’un sacerdote di R’hllor. L’ultimo era a malapena riconoscibile come un uomo. Entrambe le sue mani erano state bruciate fino all’osso, e la sua faccia era un orrore carbonizzato e annerito dove due occhi ciechi si muovevano senza vedere sulle guance crepate che stillavano pus. Era morto poche ore dopo esser stato incatenato al muro, ma i muti avevano lasciato il suo corpo lì a marcire per altri tre giorni.

Infine c’erano due stregoni d’Oriente, dalla carnagione bianca come funghi e le labbra del colore blu violaceo d’un brutto livido, entrambi così scarni e affamati che ne rimanevano solo la pelle e le ossa. Uno aveva perso le gambe. I muti lo avevano appeso a una trave. “Pree», aveva gridato, mentre oscillava avanti e indietro. “Pree, Pree!”

Forse era il nome del demone che adorava. Il Dio Abissale mi protegge, si disse il sacerdote. Lui è più forte dei falsi dèi di questi altri culti, più forte della loro magia nera. Il Dio Abissale mi libererà.

Nei suoi momenti più lucidi, Aeron si chiedeva perché Occhio di Corvo stesse catturando sacerdoti, ma non credeva che la risposta gli sarebbe piaciuta. Victarion se n’era andato, e con lui, la speranza. Gli Uomini Annegati di Aeron presumibilmente pensavano che Capelli Bagnati si stesse nascondendo a Vecchia Wyk, o a Grande Wyk, o a Pyke, e si chiedevano quando sarebbe uscito a parlare contro quel re senza dio.

Urrigon lo perseguitava nei suoi sogni febbrili. Sei morto, Urri, pensava Aeron. Dormi adesso, piccolo, e non tormentarmi più. Presto verrò a raggiungerti.

Ogni volta che Aeron pregava, lo stregone senza gambe emetteva strani rumori, e il suo compagno balbettava selvaggiamente nella sua strana lingua orientale; che maledicessero o supplicassero, il sacerdote non poteva dirlo. Anche i septon sussurravano qualcosa di tanto in tanto, ma non riusciva a capire le parole. Aeron sospettava che le loro lingue fossero state tagliate.

Quando Euron era tornato, aveva i capelli spazzolati indietro sulla fronte, e le sue labbra erano così blu da sembrare quasi nere. Aveva messo da parte la sua corona di legno. Al suo posto, indossava una corona di ferro le cui punte erano fatte con denti di squalo.
“Ciò che è morto non può morire”, aveva detto Aeron con ferocia. “Perché colui che ha già assaggiato la morte una volta non avrà mai più bisogno d’aver paura. Lui è annegato, ma è rinato più forte di prima, temprato nell’acciaio e nel fuoco.”

Vuoi fare la stessa cosa, fratello?” aveva chiesto Euron. “Penso di no. Penso che se io t’annegassi, rimarresti annegato. Tutti gli dèi sono bugie, ma il tuo è ridicolo. Un affare bianco e pallido vagamente somigliante a un uomo, con membra spezzate e gonfie e i capelli che galleggiano in acqua mentre i pesci gli mordicchiano la faccia. Quale pazzo lo adorerebbe? “

“È anche il tuo Dio,” aveva insistito Capelli Bagnati. “E quando morirai, egli ti giudicherà severamente, Occhio di Corvo. Passerai tutta l’eternità come una lumaca di mare, a strisciare sulla pancia e mangiar merda. Se non hai paura a uccidere chi ha il tuo stesso sangue, tagliami la gola e facciamola finita. Sono stanco delle tue folli vanterie”.

“Uccidere il mio fratellino? Il sangue del mio sangue, nato dai lombi di Quellon Greyjoy? E con chi condividerei poi i miei trionfi? La vittoria è più dolce con una persona cara al tuo fianco.”
“Le tue vittorie sono vuote. Non puoi tenere le Isole Scudo. “

“E perché mai dovrei volerle tenere?” L’occhio sorridente di suo fratello scintillava alla luce della lanterna, blu e audace e pieno di malizia. “Le Scudo hanno servito il mio scopo. Le ho prese con una mano e date via con l’altra. Un grande re è generoso, fratello. Spetta ai loro nuovi signori tenerle, ora. La gloria d’aver conquistato quelle rocce sarà mia per sempre. Quando saranno perdute, la sconfitta apparterrà a quei quattro sciocchi che hanno accettato con tanto entusiasmo i miei doni.”

S’era avvicinato. “Le nostre navi lunghe stanno razziando il Mander e tutta la costa, fino ad Arbor e allo Stretto Redwyne. La Vecchia Via, fratello. “

Follia. “Liberami,” aveva ordinato Aeron Capelli Bagnati col suo tono più severo “, o rischia la collera del Dio!”
Euron aveva tirato fuori una bottiglia in pietra scolpita e un calice da vino. “Sembra che tu abbia sete”, aveva detto mentre versava. “Hai bisogno d’un goccio; un sorso di Ombra della Sera “.


“No.” Aeron aveva girato la faccia dall’altra parte. “No, ti dico.”

“E io ti dico sì.” Euron gli aveva tirato indietro la testa prendendolo per i capelli e gli aveva cacciato il vile liquore in bocca un’altra volta. Anche se Aeron aveva serrato le labbra, torcendo la testa da una parte all’altra e contrastandolo come meglio poteva, alla fine aveva dovuto soffocare o inghiottire.
I sogni erano stati anche peggiori la seconda volta. Aveva visto le navi lunghe degli Uomini di Ferro andare alla deriva e bruciare su un mare ribollente e rosso sangue. Aveva visto di nuovo suo fratello sul Trono di Spade, ma Euron non era più umano. Sembrava più una piovra che un uomo, un mostro generato da un kraken degli abissi, il suo volto una massa di tentacoli contorti. Accanto a lui c’era un’ombra in forma di donna, lunga e alta e terribile, le sue mani ardenti di un pallido fuoco bianco. Dei nani saltellavano per il loro divertimento, maschio e femmina, nudi e deformi, stretti in un abbraccio carnale, mordendosi e lacerandosi l’un l’altro mentre Euron e la sua compagno ridevano e ridevano e ridevano…
Aeron aveva sognato anche d’annegare. Non la beatitudine che lo avrebbe atteso nelle Sale d’Acqua del Dio Annegato dopo, ma il terrore dell’esatta sensazione di quando l’acqua riempie la bocca e il naso e polmoni, e non si riesce più a prender fiato. Tre volte Capelli Bagnati s’era risvegliato e tre volte questi si erano rivelati non veri risvegli, ma solo altri capitoli in un sogno.
Ma alla fine, era venuto un giorno in cui la porta della prigione s’era aperta, e un muto era venuto tra gli spruzzi senza cibo tra le mani. Aveva invece un anello di chiavi in una mano e una lanterna nell’altra. La luce era troppo abbagliante da guardare, e Aeron aveva paura di quel che ciò potesse significare. Luminoso e terribile. È cambiato qualcosa. È successo qualcosa.

“Prendili,” disse una voce semi-familiare dal buio infausto. “Fa’ presto, sai come diventa.”
Oh, io lo so. Lo conosco da quando ero un ragazzo.

Un septon emise un verso impaurito quando il muto gli sciolse le catene, un suono soffocato che avrebbe potuto essere quasi un accenno di discorso. Lo stregone senza gambe fissò l’acqua nera, le sue labbra che si muovevano silenziosamente in preghiera. Quando il muto arrivò ad Aeron, lui cercò di di divincolarsi, ma la forza era svanita dalle sue membra, e un colpo fu sufficiente per calmarlo. Gli liberò un polso, poi l’altro. Libero, si disse. Sono libero.
Ma quando tentò di muovere un passo, le sue gambe indebolite si piegarono sotto di lui. Non uno dei prigionieri era abbastanza in forze per camminare. Alla fine, i muti dovettero far venire altri della loro cricca. Due di loro afferrarono Aeron per le braccia e lo trascinarono su per una scala a chiocciola. I suoi piedi sbattevano contro gli scalini mentre salivano, mandando dolori lancinanti su per la sua gamba. Si morse le labbra per non urlare. Il sacerdote poteva sentire gli stregoni appena dietro di lui. I septon chiudevano la fila, singhiozzando e ansimando. Ad ogni curva delle scale, i gradini si facevano sempre più illuminati, fino a quando finalmente apparve una finestra nella parete di sinistra. Era a stento una fessura nella pietra, larga appena un palmo, ma era abbastanza ampia da far filtrare un raggio di sole.
Così dorata, pensò Capelli Bagnati, così bella.

Quando lo ebbero issato su per i gradini, verso la luce, ne sentì il calore sul volto, e le lacrime gli rotolarono giù per le guance. Il mare. Posso sentire l’odore del mare. Il Dio Abissale non mi ha abbandonato. Il mare mi farà rinascere! Ciò che è morto non può mai morire, ma risorge più forte e più forte…
“Portatemi in acqua”, ordinò, come se fosse stato ancora sulle Isole di Ferro, circondato dai suoi Uomini Annegati, ma i muti erano creature di suo fratello e non gli prestarono alcuna attenzione.
Lo trascinarono su per altri gradini, lungo una galleria illuminata da fiaccole, e in un’avvilente sala in pietra in cui una dozzina di corpi erano appesi alle travi, a ruotare e ondeggiare. Una dozzina di capitani di Euron erano radunati nella sala, a bere vino sotto i cadaveri. Lucas Codd il Mancino era seduto al posto d’onore, con indosso un arazzo di seta pesante a mo’ di mantello. Accanto a lui c’era il Rematore Rosso, e più in basso Jon Myre Faccia Ossuta, Mano di Pietra e Rogin Barba Salata.
“Chi sono questi morti?” chiese Aeron. La sua lingua era così impastata che le parole uscirono in un sussurro roco, debole come un topo controvento.

“Il Lord che governava questo castello, con la sua gente.” La voce apparteneva a Torwold Dentescuro, uno dei capitani di suo fratello, una creatura vile quasi quanto Occhio di Corvo stesso.
“Maiali”, disse un’altra vile creatura, quello che chiamavano il Rematore Rosso. “Questa era la loro isola. Una roccia, appena fuori Arbor. Hanno osato grugnire minacce contro di noi. Redwyne, oink. Hightower, oink. Tyrell, oink oink oink! Così li abbiamo mandati a strillare giù all’inferno”.

Arbor. Mai da quando il Dio Abissale lo aveva benedetto con una seconda vita Aeron Capelli Bagnati s’era avventurato così lontano dalle Isole di Ferro. Questo non è il mio posto. Io non appartengo a questi luoghi. Dovrei essere con i miei Uomini Annegati, a predicare contro Occhio di Corvo.
“I vostri dèi sono stati benevoli con voi al buio?” Chiese Lucas Codd il Mancino.
Uno degli stregoni ringhiò qualche risposta nella sua brutta lingua orientale.

“Io maledico tutti voi”, tuonò Aeron.

“Le tue maledizioni non hanno alcun potere qui, sacerdote”, disse Lucas Codd il Mancino. “Occhio di Corvo ha ben nutrito il tuo Dio Affogato, e lui è ingrassato con i sacrifici. Le parole sono vento, ma il sangue è potere. Ne abbiamo offerti migliaia al mare, e lui ci ha ripagato con vittorie!”
“Considerati benedetto, Capelli Bagnati”, disse Mano di Pietra. “Stiamo tornando in mare. La flotta di Redwyne si dirige verso di noi. I venti gli sono stati contrari mentre doppiavano Dorne, ma sono finalmente abbastanza vicini da aver reso spavalde le vecchie a Vecchia Città, così ora i figli di Leyton Hightower stanno scendendo lungo lo Stretto dei Sussurri nella speranza di prenderci da dietro. “

“E tu sai cosa vuol dire esser presi da dietro, non è vero?”, disse il Rematore Rosso, ridendo.

“Portateli alle navi,” ordinò Torwold Dentescuro.

E così, Aeron Capelli Bagnati tornò al mare salato. Una dozzina di navi lunghe erano state ancorate al molo sotto il castello, e il doppio erano spiaggiate lungo la battigia. Vessilli familiari garrivano dai loro alberi: il Kraken dei Greyjoy, la luna insanguinata dei Wynch, il Corno da Guerra dei Goodbrothers. Ma sulle loro poppe sventolava una bandiera che il sacerdote non aveva mai visto prima: un occhio rosso dalla pupilla nera sotto una corona di ferro sostenuta da due corvi.
Al di là di esse, una sfilza di navi mercantili galleggiava su un tranquillo mare turchese. Cocche, caracche, barche da pesca, anche una grande cocca, una nave rigonfia come una scrofa e grande quanto la Leviatano. Prede di guerra, intuì Capelli Bagnati.
Euron Occhio di Corvo si trovava sul ponte della Silenzio, rivestito di un’armatura a scaglie nere come Aeron non ne aveva mai viste prima. Era scura come il fumo, ma Euron la indossava con disinvoltura come se fosse della seta più fine. Le scaglie erano bordate in oro rosso, e brillavano e scintillavano quando si muovevano. Si potevano intravedere figure all’interno del metallo, spirali e glifi e simboli arcani scolpiti nell’acciaio.
Acciaio di Valyria, riconobbe Capelli Bagnati. La sua armatura è in acciaio di Valyria. In tutti i Sette Regni, nessun uomo possedeva un’armatura in acciaio di Valyria. Si avevano notizie di cose del genere 400 anni prima, nei giorni precedenti il Disastro, ma anche allora, sarebbero costati quanto un regno.

Euron non aveva mentito. Era stato davvero a Valyria. Non c’era da stupirsi che fosse pazzo.
“Vostra Grazia”, disse Torwold Dentescuro. “Ho i sacerdoti. Cosa volete farne?”

“Legateli alle prue,” ordinò Euron. “Mio fratello a quella della Silenzio. Scegline uno per te. Sorteggiate gli altri coi dadi, uno per ciascuna nave. Fate assaporare loro la spuma, il bacio del Dio Abissale, umido e salmastro. “
Questa volta, i muti non lo trascinarono. Invece, lo spronarono a frustate fino alla prua della Silenzio, accanto alla polena, una fanciulla nuda snella e forte con le braccia tese e i capelli al vento… ma senza bocca sotto il naso.

Legarono con forza Aeron Capelli Bagnati con strisce di cuoio che si sarebbero ristrette quando fossero state bagnate, vestito solo della sua barba e del suo perizoma. Occhio di Corvo diede un comando; una vela nera fu issata, le linee furono formate, e la Silenzio s’allontanò dalla riva al lento ritmo del tamburo del capo rematore, i suoi remi che si sollevavano e immergevano e sollevavano ancora, agitando l’acqua. Sopra di loro, il castello era in fiamme, lingue di fuoco guizzavano dalle finestre aperte.

Quando furono al largo, Euron tornò da lui. “Fratello”, disse, “Hai l’aria sconsolata. Ho un regalo per te.”

Fece un cenno, e due dei suoi figli bastardi trascinarono in avanti la donna e la legarono a prua sull’altro lato della polena. Nuda come la fanciulla senza bocca, il suo ventre liscio che cominciava appena a gonfiarsi per il bambino che portava in grembo, le guance rosse di lacrime, non lottò mentre i ragazzi stringevano i suoi legacci. I capelli oscillavano davanti al suo viso, ma Aeron la riconobbe comunque.
“Falia Flowers”, la chiamò. “Coraggio, figliola! Tutto questo finirà presto, e faremo festa
insieme nelle Sale d’Acqua del Dio Annegato. “

La ragazza sollevò la testa, ma non rispose. Non aveva più una lingua con cui rispondere, capì Capelli Bagnati.
Si leccò le labbra, e sapevano di sale.

***

To be published by Bantam Books; Copyright © 2016 by George R.R. Martin. All rights reserved. This is a fan-made translation: no copyright infringement intended.

Fonte (trascrizione): AngryGotFan

Letto da G.R.R. Martin alla Balticon 2016
Traduzione e revisione: Elena Zorzi
Editing: Aranel/Mariacristina M.

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Aranel

Graphic & Concept Designer, Illustrator and Cartoonist. But most of all, Art Lover. Daughter of the North. Nerd, and proud.

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