Isaac e Bran, insieme per 10 anni fino alla fine

Isaac scrive un pezzo per l’Hollywood Reporter!
Vi abbiamo qua tradotto l’intero articolo.

L’attore ha scritto il seguente articolo per l’Hollywood Reporter sul suo percorso di crescita in Game of Thrones, i suoi ultimi giorni sul set, le sue opinioni sull’eredità della serie, il motivo per cui Bran è un re degno di questo nome e molto altro.

Non esagero quando dico che Game of Thrones è stato una parte importante della mia vita. Praticamente ogni evento chiave della mia vita è in qualche modo collegato agli anni passati sul set di Game of Thrones. Dopo aver finalmente raggiunto questo traguardo fondamentale nella storia della TV e nella mia storia personale, ripenso a questi anni unici e formativi della mia vita.

Vengo da una famiglia senza alcuna esperienza nel mondo della recitazione. Mia madre e mio padre sono insegnanti e il mio patrigno gestisce una tipografia – non esattamente Hollywood. Da bambino mi piacevano i giochi di fantasia e quindi trovai sensato entrare a far parte di un gruppo teatrale. Dopo un breve periodo in cui provai a sfondare nella mia squadra locale di calcio (è giusto dire che la Premier League non mi chiamerà a breve), iniziai a sostituire i sabati passati fuori al freddo con gli ambienti caldi in cui si esibiva il mio gruppo teatrale. (Trovo ironico che nei 10 anni successivi abbia trascorso settimane intere in campi freddi e fangosi).

La mia insegnante di teatro notò che avevo la stoffa per diventare attore – la pazienza, l’entusiasmo, la capacità di ascoltare – e mi suggerì di fare delle audizioni.

I miei genitori erano scettici all’idea e quindi non mi lasciarono concentrarmi troppo su questa cosa. Mi permisero di fare solo sei audizioni, l’ultima delle quali era per l’episodio pilota di una nuova serie targata HBO che si chiamava Game of Thrones.

Una volta ottenuta la parte, ci fu presentato un contratto di 30 pagine la cui sottoscrizione avrebbe significato stare lontano da casa per sei anni. Nessuno di noi sapeva cosa fare o come comportarsi. All’epoca, ci furono intense conversazioni tra i miei genitori, se fosse qualcosa che avrebbero dovuto lasciare fare al loro figlio di 10 anni. Mandare tuo figlio piccolo a lavorare non era più molto di moda dai tempi vittoriani. Guardando indietro ora e sapendo quale straordinaria opportunità mi sia stata data, mi fa stare male pensare a come mi sentirei se i miei genitori avessero deciso di non farlo. È veramente uno di quei momenti cruciali nella vita di una persona che cambia il suo intero percorso.

Una cosa di cui sono grato è il fatto di aver lavorato con adulti fin da un’età molto giovane. Credo che già in partenza fossi un bambino abbastanza maturo, ma trovarsi in un ambiente in cui hai delle vere responsabilità ed essere parte attiva di qualcosa che il mondo intero analizzerà in modo viscerale, ti rende acutamente consapevole di come devi comportarti.

Sono dovuto crescere molto velocemente, a volte mi sembra di aver già vissuto una vita intera di esperienze, nonostante sia solo all’inizio.

Diventare un adolescente sul set di questo show è stato strano. Gli anni dell’adolescenza sono già abbastanza difficili senza la complicazione aggiuntiva di far parte del più famoso show televisivo del mondo. La comunità di Game of Thrones è come una famiglia, quindi mi sentivo frustrato quando guardavo i miei fratelli più grandi uscire e crescere mentre io giravo ancora in compagnia di mia madre.

Il fenomeno di Game of Thrones è qualcosa che probabilmente non potrò mai più sperimentare nella mia vita. Il livello di isteria e teorie attorno ad esso non ha precedenti.

Quando abbiamo girato le scene finali degli Stark nella baia di Approdo del Re, ci è stato detto di non lasciare la nostra stanza d’albergo in Croazia per paura che si venisse a sapere della nostra presenza. Quando salivamo in macchina per andare sul set, ci mettevano addosso coperte per nascondere i nostri volti e i nostri costumi. HBO ha dovuto prenotare ogni stanza che avesse una possibile visuale su ciò che stavamo girando in modo che nessuno potesse scattare fotografie di nascosto. Ci hanno anche affiancato una guardia di sicurezza che organizzava ogni nostra mossa come se fossimo agenti dei servizi segreti in qualche missione all’estero. A volte dovevi ricordarti che questo è solo uno show televisivo.

Mentre me ne sto qui seduto a scrivere tutto questo, mi rendo conto che la mia ultima settimana sul set di Game of Thrones è stata esattamente un anno fa.

Abbiamo trascorso cinque giorni girando a Siviglia la scena nella Fossa del Drago, un modo abbastanza spettacolare per concludere la nostra esperienza nello show. Molti degli attori che non dovevano nemmeno essere nella scena sono stati fatti arrivare sul set per confondere i paparazzi. Loro erano grati per questa vacanza inaspettata mentre noi giravamo sotto il sole implacabile.

Fra gli attori per “confondere” le acque, c’era anche Kit che si è improvvisato make-up artist

Una cosa che posso dire con certezza di Game of Thrones è che non ho mai recitato in una temperatura confortevole.

A Belfast, ero tormentato dai piedi fradici, dal fango e dai venti pungenti, mentre negli studi (e nella soleggiata Spagna) morivo di caldo avvolto com’ero in una miriade di mantelli e pellicce. Per fortuna, abbiamo avuto a disposizione un’infinità di invenzioni, come ad esempio i vestiti freddi che pompavano acqua ghiacciata in cavi aderenti alla nostra pelle. Riuscivi sempre a capire quando un attore stava facendo uso di questa invenzione perché lo vedevi accasciato in un angolo con un’espressione vitrea negli occhi, seduto in estasi per il sollievo dal calore rovente.

L’unica scena che ho girato per l’ultimo episodio è stata quella nella Fossa del Drago. Ricordo che ero un po’ innervosito: era una scena mastodontica (circa 10 minuti di dialogo tra tutti noi) e speravo di avere un po’ più di tempo per provarla e discuterne con gli altri attori. In poco tempo, però, sono entrato nel vivo delle cose e a fine giornata Joe Dempsie, che interpreta Gendry, si è complimentato per la mia recitazione e ciò mi ha rassicurato. Siamo poi tornati in hotel e lì c’era una folla di persone ad aspettarci, a livelli mai sperimentati prima. Una massa di persone che urlava e urlava premendo i loro volti contro il finestrino della macchina, nella speranza anche solo di intravedere uno di noi. Era come essere uno dei Beatles all’epoca della Beatlemania. Devo dire che sono contento di non dover averci a che fare tutti i giorni.

Quando abbiamo girato l’ultima scena, tutto mi è diventato chiaro. Questa era la morte del mio personaggio; sarebbe stata l’ultima volta in cui gli avrei infuso la vita, l’ultima volta che mi sarei seduto nel mio costume su un set di Game of Thrones e avrei pensato a cosa significhi essere Bran. Era stato un appuntamento fisso della mia vita fin dall’età di 10 anni e quindi mi sentivo molto triste a dirgli addio. Il bello di quell’ultima scena è che è stata una ripresa a campo molto lungo e quindi non era necessario ripercorrere tutti i 10 minuti di dialogo – ma noi lo abbiamo fatto lo stesso. I microfoni erano spenti e nessuno sentirà mai le nostre interpretazioni, ma a me è sembrata una meravigliosa ultima opportunità di essere davvero Bran. La macchina fotografica era così lontana che difficilmente la si poteva vedere e avevamo la rara possibilità di recitare direttamente l’uno di fronte all’altro senza macchine o illuminazione, come se fossimo su un palco. È stato un addio molto speciale al mio personaggio.

Dopo aver gridato STOP per l’ultima volta, David e Dan sono venuti da noi, ci hanno dato i nostri regali e hanno parlato ad ognuno di noi. Mi hanno detto cose incredibilmente gentili che non dimenticherò mai, e mentre pronunciavano le loro ultime parole ed era chiaro che il giorno fosse ormai concluso, ho perso la calma.

Tutto è diventato confuso, piangevamo tutti mentre salutavamo le persone con cui avevamo lavorato per dieci anni della nostra vita – persone che mi conoscevano quasi intimamente come uno zio o una zia, che mi hanno visto crescere di anno in anno e diventare la persona che sono oggi. È stato travolgente.

Ricordo di essere tornato in hotel a piedi in quella bellissima serata spagnola invece di prendere la macchina. Il sole stava tramontando e, mentre attraversavo antiche rovine romane sotto il sole morente, pensavo a come questo impero fosse ormai giunto alla fine. Questo enorme monolite nella mia vita che era stata una fonte annuale di divertimento e familiarità non ci sarebbe stato mai più. Non avrei avuto più alcuna scusa per passare settimane con questi miei fantastici amici. Non avrei mai più diviso il mio tempo tra casa mia e la mia seconda casa di Belfast. È stato un momento che non avrei mai immaginato di poter vivere quando, per la prima volta, ho intrapreso questo viaggio unico tanti anni orsono. È stato molto toccante e definitivo.

Al ritorno in albergo però, sentendomi leggermente triste, ho passato un po’ di tempo fuori a chiacchierare e a firmare autografi ai fan che avevano pazientemente aspettato tutto il giorno. Ogni senso di tristezza a quel punto è scomparso, perché mi sono reso conto che, mentre questo viaggio poteva essere finito per me, era tutt’altro che finito per il resto del mondo. Ho compreso il motivo per cui facciamo quello che facciamo, la ragione per cui ci sediamo fuori al caldo in strani costumi a dire parole inventate: la gente ama guardare Game of Thrones. Le persone adorano questo show di cui sono stato solo una parte molto piccola, e questo è davvero qualcosa di speciale. Game of Thrones resterà vivo per molti anni; nuove persone lo scopriranno, altri lo guarderanno di nuovo, e così andrà avanti.

Bran può anche essere ormai “morto” per me, ma vive nel regno intangibile del mondo televisivo e nei cuori e nelle menti dei fan di tutto il mondo.

E questo, per quanto possa essere triste avergli dovuto dire addio, è un sentimento così profondo che non mi farà mai rimanere triste a lungo.

Isaac parla del modo in cui finisce lo show

Quanto a me, sono entusiasta del modo in cui lo show finisce. All’inizio della serie, Bran è un disabile di 10 anni con scarse probabilità di sopravvivere in un mondo del genere. Non sarà mai il guerriero che arriva a cavallo e risolve la situazione, ma è forte. Sopravvive a innumerevoli tentativi di farlo fuori; viaggia solo con una manciata di altre persone verso uno dei punti più pericolosi e più a nord sulla mappa e ritorna nelle vesti di uno dei personaggi più potenti di Westeros.

Trovo che il suo sia uno sviluppo straordinario, vederlo diventare da un personaggio vulnerabile totalmente dipendente dagli altri all’unica persona che possiede tutte le chiavi per comprendere il mondo. Bran che diventa re è una vittoria per tutte le persone pacate e ponderate di questo mondo, che troppo spesso vengono relegate in un angolo da quelli che sono più rumorosi e turbolenti. Non urla per farsi ascoltare, ma invece attende e sceglie le parole e le azioni con molta attenzione. In questo penso che Bran sia di esempio per la nostra epoca in cui il sensazionalismo la fa da padrona e chiunque può esprimere un’opinione, a fermarsi a riflettere e a considerare le cose con un po’ più di attenzione.

Il finale dello show è stato drammatico e inaspettato. Assistere alla discesa di Dany in preda ad una rabbia primitiva è davvero difficile e posso capire perché la gente se la sia presa a cuore.

Ma Game of Thrones è al suo meglio quando fa cose che ci feriscono – la morte di Hodor, per esempio – e gli episodi cinque e sei della stagione finale non sono diversi. Non c’è forse scena più difficile da guardare di quella in cui Jon uccide la donna che ama nella speranza di poter salvare il regno. È una decisione incredibilmente difficile da prendere; ci si chiede se sia stata la cosa giusta da fare, ma non lo sapremo mai.

In ciò consiste l’intelligenza di Game of Thrones: nulla si chiude in modo banale e siamo invece costretti a meditare su quale sarà il destino di questo grande regno dopo che tutto è andato a scatafascio. Nulla lo riassume meglio della risposta di Tyrion a Jon Snow quando gli viene chiesto se ha fatto la cosa giusta, “Chiedimelo tra 10 anni “. È la stessa risposta che do io nelle interviste quando mi chiedono come mi sento dopo gli anni dedicati a Game of Thrones.

La vita non ha finali sensati e felici; è ambigua e in definitiva irrilevante. Concludere Game of Thrones con l’incertezza è forse il modo più onesto di porre fine a una storia così vasta e complessa – e quell’incertezza è ciò che proviamo tutti ad iniziare la nostra vita dopo Game of Thrones.

Davvero un bellissimo articolo, bravo Isaac – Quinn

Traduzione (Hollywood Reporter) Monia Risi
Editing: Quinn

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