Iain Glen: “È stata un’esperienza straordinaria che occuperà per sempre un posto importante nel mio cuore”

Iain Glen ha appena concluso le riprese dei suoi ultimi momenti sul set di Game of Thrones.

Siamo in Irlanda del Nord, la primavera scorsa, e l’attore che ha recitato nello show della HBO sin dal primo episodio ha passato la mattinata sdraiato immobile come un cadavere davanti al castello di Winterfell. Una volta conclusa la sua ultima scena, il 57enne attore scozzese trascina i suoi polverosi stivali fino alla roulotte per chiacchierare con noi. Se si sente triste perché non fa più parte della serie, non lo dà a vedere. L’attore ha avuto una storia molto lunga e desiderabile nella serie in veste di protettore, consigliere e amante non corrisposto di Daenerys Targaryen. È sopravvissuto ai combattimenti con i gladiatori e agli Uomini di Pietra per arrivare fino al termine della stagione finale, quando Ser Jorah muore nel modo che più gli avrebbe fatto piacere: proteggendo la sua regina.

ENTERTAINMENT WEEKLY: iniziavo davvero a credere che ci fosse una statuetta al tuo posto su quella pira perché eri così immobile perfino tra le riprese.

IAIN GLEN: lo so. Mi sono leggermente appisolato, a dire il vero. Dicevo addio allo show da un punto di vista uditivo. Ascoltavo i suoni del set di GoT. Che grande macchina agile che è diventata e che piacere ascoltarla orchestrare. Mi ci sono immerso. Tutto riecheggia a ritroso nell’ultimo decennio. Cerco di lasciarlo andare. Mi sento felice. Avendo recitato nel pilot e in tutte le stagioni ho avuto così tante esperienze lavorative. [Recitare è] una bestia effimera e di solito si salta da un lavoro all’altro. Questa invece è stata un’esperienza straordinaria andata avanti per quasi un decennio che occuperà per sempre un posto importante nel mio cuore.

Qual è stata la tua reazione nell’apprendere cosa sarebbe successo a Ser Jorah?

Sono passato attraverso tutta una gamma di emozioni. La prima cosa che feci in cerca di indizi fu leggere l’elenco del cast nella prima pagina di ogni copione. Mi pare che arrivarono tutti e sei insieme. Primo copione, sì, ci sono. Secondo, sì, ci sono. Terzo, ci sono. Quarto, sì, ci sono – solo come cadavere, ma non lo sapevo ancora. Poi il quinto, no, non ci sono. Sesto: Oh no! Sapevo a quel punto di essere definitivamente morto. Poi ho letto i copioni e ho pensato che fossero davvero buoni. Mi piace leggerli. Mi intriga come a tutti di scoprire cosa accade, che si tratti dei Sopranos o di Breaking Bad. Si sa che è impossibile accontentare sempre tutti, ma penso che lo abbiano fatto incredibilmente bene, il modo in cui risolvono tutte le storie. Quando ho letto come muore, l’ho trovato giusto. Era la giusta conclusione. Per otto anni di fila, mi sono sempre detto, “Per favore, per favore …” Volevo continuare a far parte della festa. Volevo restare a bordo. E poi arriva questa stagione ed è lì che te ne devi andare, se è questo il tuo destino. È una fine eroica e soddisfacente. Credo che [gli showrunner David Benioff e Dan Weiss] fossero un po’ nervosi per la reazione di tutti, pensavano che l’avermi fatto fuori mi avrebbe sconvolto. Quindi la prima cosa che feci fu scrivere loro un’e-mail per dirgli quanto amassi i copioni. E loro mi risposero: “Oh, sei un vero gentiluomo”. E io risposi: “Sul serio, vi sono davvero grato per questa conclusione”.

Il tuo personaggio è sopravvissuto alla morte così tante volte. Devi aver pensato che ci fosse una possibilità di arrivare fino alla fine.

Si può essere un punto interrogativo o avere una conclusione come personaggio. Finisci con l’essere un punto interrogativo quando arrivi alla fine di tutto e le persone cercano di proiettare in avanti un futuro che non saprai mai. Sono felice di arrivare ad una conclusione – soprattutto perché, come dici tu, sono sempre stato sul punto di uscire dai giochi. Ricordo che quando diventai un Uomo di Pietra chiesi ai produttori se questa fosse la fine per il mio personaggio e loro mi dissero: “No, non in questa stagione”. Quindi pensai che mi avrebbero fottuto la stagione seguente. E invece mi prendevano in giro. È stata proprio una bella esperienza.

C’è qualcosa che avresti voluto che il tuo personaggio facesse?

Se escludiamo ovviamente fare l’amore con Daenerys molto tempo prima, in tutta onestà, no. Mi sentirei scortese e ingrato anche se riuscissi a tirare fuori qualche idea. Si sono sempre presi cura di me. L’intera esperienza come Uomo di Pietra non è mai stata presente nei libri originali, è stato un dono che hanno fatto al personaggio. Forse avrei voluto che Jorah parlasse di più, ma non ha mai fatto parte del suo carattere. [Gli showrunner] dicevano sempre, prendendomi un po’ in giro: “Sei davvero bravo quando stai zitto. Ci piace sempre averti in una scena quando non parli.” Ma erano commenti carini. Ma no, direi nulla.

Qual è stata la scena preferita che hai girato?

Se dovessi scegliere, direi due: l’intera sequenza dei gladiatori – tutto quello che mi fu richiesto a livello fisico durante quella sequenza per il beneficio di Daenerys, nel tentativo di riconquistarla. Fu una settimana molto dura, ma mi piacque farlo. Quindi questa scena per quanto riguarda l’azione. In termini di emotività invece, e del sentirsi appagato, probabilmente quando vengo respinto da Daenerys a causa del mio comportamento ambiguo doppia natura nei suoi confronti. Quando mi ritrovo al suo cospetto e lei mi dice di non volermi più vedere.

C’è sempre stata un po’ di tristezza nel loro rapporto, Jorah che si strugge per Dany in tutti quegli anni in cui c’è sempre stato qualcun altro al suo fianco.

Non so cosa abbia percepito la gente. Ma, secondo me, avviene un cambiamento significativo quando lui perde il suo amore e inizia questo viaggio per cercare di riconquistarlo. Una volta riconquistato il suo favore, una volta tornato nella sua orbita, lui non cerca più un amore fisico corrisposto ed è solo felice di stare con lei.

Questo è sicuramente ciò che si percepisce sullo schermo.

Bene. Ed essere promosso a capo del suo esercito è quello che vuole. Quindi Jorah ottiene il perdono e poi muore nel modo che ha sempre desiderato. Io muoio salvandole la vita. Come ho detto varie volte, Ser Jorah è un uomo molto nobile che non ha problemi a sacrificare la sua vita per il successo di lei. In un certo senso gli è stata data la conclusione che voleva.

Le riprese notturne per l’episodio 3 sono state molto crude e brutali.

Ci hanno messo davvero alla prova. Durante le 11 settimane di riprese, il nostro orologio biologico è andato del tutto a quel paese. Non avevamo più una vita. Almeno durante le riprese diurne riuscivamo ad andare a mangiare fuori la sera e poi a fare qualcosa. Durante le riprese notturne, invece, non c’era modo di rilassarsi. Andavamo a dormire alle 7 del mattino, ci svegliavamo a mezzogiorno e a quel punto non si riusciva a fare molto. È stata l’esperienza più spiacevole avuta in Game of Thrones; la meno piacevole di tutte.

A quanto ho capito, più tempo si passa a girare su questi set pratici, meno uso viene fatto di effetti speciali e quindi il risultato è più realistico.

Emerge la cruda realtà del mondo di Game of Thrones. Hai un gruppo di attori assolutamente devastati. Sullo schermo è un mondo orribile, sporco, buio e freddo; è davvero miserabile. Senza dilungarsi troppo con la recitazione, tutto questo traspare sullo schermo.

Com’è stato lavorare con il regista Miguel Sapochnik?

Miguel è un animale. Non so come faccia a farlo – a rimanere così concentrato con tutto il peso sulle sue spalle. Si prende cura di ogni singola storia così bene. Questo tipo di episodio può perdersi nell’azione. Se [l’episodio non] racconta delle emozioni, allora non sarà buono nemmeno la metà. Ognuno combatte per una ragione personale e Miguel ha cercato di farlo trasparire in ogni scena. È fenomenale.

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Fonte: EW
Traduzione: Monia R.
Editing: Mariacristina M./Aranel
Images courtesy of HBO

Aranel

Graphic & Concept Designer, Illustrator and Cartoonist. But most of all, Art Lover. Daughter of the North. Nerd, and proud.

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